AVERSA. Ha trovato il coraggio di ribellarsi alle violenze che subiva con la madre dal padre violento. La protagonista della storia è una ragazzina disabile di 16 anni che ha lanciato il SOS ai compagni di classe via WhatsApp, facendo in modo che i carabinieri arrestassero il padre violento.
L’uomo, un pizzaiolo 43enne originario di Salerno, è stato rintracciato e bloccato dai carabinieri, poco dopo che, ubriaco, nella sua auto, aveva preso a schiaffi e gomitate lei e la madre, grazie alla posizione GPS inviata dalla ragazzina ai suoi compagni di classe che la centrale operativa della compagnia dei carabinieri di Caivano è riuscita a geolocalizzare la vettura.
L’ultimo atto di questa vicenda inizia in un locale di Aversa, in provincia di Caserta, dove la ragazzina stava festeggiando il compleanno di un’amica. A un certo punto arriva la mamma, agitata: riprende la figlia dicendole che c’è il padre fuori, in auto ed ubriaco, che pretende seduta stante di ritornare a Salerno, loro città di origine.
La 16enne dice agli amici che purtroppo è costretta ad andarsene: c’è il rischio che il padre possa trasformarsi in una bestia. Loro la invitano a contattarli qualora la situazione dovesse precipitare. Appena le due donne mettono piede in auto, lui le aggredisce con schiaffi e gomitate. Un passante nota la scena e avverte il 112.
Non passano neppure 5 minuti che alla centrale arriva il secondo sos, quello degli amici, avvertiti via WhatsApp dalla 16enne: “Ragazzi, sta picchiando mia madre“. I compagni di classe le scrivono “mandaci la posizione, che ti aiutiamo” e lei non esita. Le coordinate vengono girate al 112, una pattuglia geolocalizza la vettura e la ferma. L’uomo alla guida fa finta di niente, ma la figlia con voce fioca dice: “papà ci ha picchiato, ci ha picchiato“.
Il militare si accorge che entrambe sanguinano dal viso. La moglie cerca di rassicurare i carabinieri, mentendo per paura. Ma il gomito del conducente è sporco di sangue, nell’auto c’è un insopportabile odore di birra. Il carabiniere non esita e arresta l’uomo.
In caserma le donne vengono accolte in una stanza appositamente realizzata per le vittime di violenza di genere: la moglie non vuole parlare, alla fine però si convince. Il suo è un racconto fatto di vessazioni e violenze quotidiane, pur di evitare le botte. Tempo fa aveva presentato una denuncia, poi ritirata.