ROMA. “Se non si scioglie una volta per tutte il rebus sul terzo mandato, resta lo stallo sulle regionali“, è il coro unanime nella maggioranza. I tempi sono diventati stretti: entro il prossimo novembre si dovrebbe andare al voto nelle Marche, in Veneto, Puglia, Toscana e Campania. Cinque Regioni che rappresentano qualcosa di più di un semplice test locale. Il centrodestra cerca una exit strategy per sbloccare una situazione che appare sempre più ingarbugliata e avviare una campagna elettorale che rischia di partire azzoppata. A oggi ognuno resta sulle sue posizioni.
La Lega insiste sull’extra time per i governatori, ma Forza Italia dice no “a baratti” e Fratelli d’Italia aspetta una ”proposta concreta” dal partito di Matteo Salvini. Per un vertice chiarificatore tra i leader si attende il rientro di Giorgia Meloni dal G7 in Canada.
”Appena rientra Meloni, bisognerà convocare un summit per capire che fare sul terzo mandato e poi passare al dossier regionali e provare a fare un prima griglia dei nomi da candidare”, dice a mezza bocca un big del centrodestra.
Ancora non c’è un calendario con la data almeno della prima Regione alle urne: si parla delle Marche il 21 settembre ma si tratta solo di rumors. “I regolamenti della Camera e del Senato devono essere rispettati, per cui il tempo a disposizione è poco e bisogna fare in fretta”, avverte il senatore di Fdi e ministro per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che passa la palla a Matteo Salvini: ”Dovete chiedere alla Lega se ha intenzione di presentare qualcosa, noi, più di dire che siamo disponibili a ragionare...”.
In Senato per ora – dove dovrebbe arrivare la proposta della Lega – gli uomini di Salvini sono in attesa di un segnale per mettere le carte sul tavolo della commissione Affari costituzionali, guidata dal meloniano Balboni. Allargata la finestra per il deposito degli emendamenti, ora prevista per il 24 giugno, la data è cerchiata in rosso. Forse ultimo treno, prima di prendere atto che il terzo mandato resta nel cassetto, come d’altronde già successo negli scorsi mesi, quando il no era netto anche da Fdi.
Forza Italia conferma il suo secco ‘no’ al terzo mandato per bocca di Antonio Tajani: ”Noi siamo contrari, non perché siamo contro qualcuno”.
Il numero uno azzurro chiarisce: ”Niente baratti, non siamo al mercato, non è che cambio posizione se mi danno il sindaco di Verona o quello di Milano, noi semmai ce li prendiamo con i voti” e poi mette in chiaro che “le trattative sono sempre politiche, non è una questione di baratto, io non sono uno che si vende per un piatto di lenticchie…”.
Fulvio Martusciello, europarlamentare e segretario regionale di Forza Italia in Campania, ribadisce: ”Capiremo quanto la Lega tenga davvero alla riconferma dei suoi presidenti dalla disponibilità a sostenere anche le nostre proposte”. Parole che non trovano sponda nella Lega.
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