CASERTA. Avrebbe generato in modo illecito crediti di imposta nel settore edile per oltre 17 milioni di euro per usufruire di agevolazioni fiscali legate al “Sismabonus” e al “Superbonus 110%”; e avrebbe poi ceduto tali crediti a terzi in buona fede accumulando un profitto di 1,5 milioni di euro.
E’ l’accusa contestata dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere nei confronti di un imprenditore edile del Casertano, cui la Guardia di Finanza ha sequestrato in via d’urgenza su ordine della Procura i 17,5 milioni di euro di falsi crediti prodotti; il decreto di sequestro preventivo cosiddetto impeditivo emesso dal pm è stato poi convalidato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha però disposto il sequestro del solo profitto realizzato dall’imprenditore, appunto il milione e mezzo guadagnato cedendo il falso credito.
Nel 2025 sono stati ingenti i sequestri da parte della Procura sammaritana guidata da Pierpaolo Bruni di crediti illecitamente generati per avere agevolazioni fiscali; indagini che hanno fatto emergere una fitta rete di imprenditori edili, professionisti e prestanome, tutti complici nel frodare il fisco; in alcune circostanze la magistratura e la Guardia di Finanza sono intervenuti sequestrando i crediti illeciti nei cassetti fiscali di chi li aveva generati, in modo tale da evitare la cessione a terzi in buona fede.
Nell’inchiesta odierna il passaggio che ha coinvolto i terzi non si è potuto evitare, e così la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha contestato in modo innovativo all’imprenditore edile indagato le fattispecie dell’articolo 48 del codice penale e 10 quater del decreto legislativo 74 del 2000, che permette di poter disporre, anche mediante il sequestro per equivalente, un vincolo sui beni personali dell’indagato nella misura del profitto realizzato, nonostante l’imprenditore avesse agito come amministratore di fatto delle società edili e avrebbe dunque dovuto rispondere con i beni sociali.