Ma il comune di Mondragone censisce e delimita annualmente le aree percorse dal fuoco?

Associazione Mondragone Bene Comune. Vogliamo innanzitutto complimentarci con don Lorenzo Albano per il ritorno della processione del 15 agosto a Baia Felice, senza fuochi d’artificio, a dimostrazione che la tendenza ad assecondare forme di devozione che sembrano ispirate a una deificazione idolatrica di Maria, non è – per fortuna – diffusa dappertutto. Intanto, un certo clero (almeno) disattento continua a non considerare che la “politica devota” ha il solo obiettivo di strumentalizzare il divino per piegarlo ai propri bisogni immediati e continua a tollerare (a subire?) che in alcune processioni e in alcuni sbarchi vi siano infiltrazioni, che non fanno che picconare il rapporto col sacro e inquinare la stessa pietà popolare.

Sono i giorni del disastro che si è consumato nel Parco Nazionale del Vesuvio, dove un vasto incendio (forse doloso) ha mandato in fumo centinaia di ettari di verde. Ma, nei giorni scorsi, come accade puntualmente ogni anno (e anche più di una volta all’anno), anche parte della nostra montagna è andata a fuoco (sulla nostra montagna occorrerebbe allungare un po’ lo sguardo – soprattutto da quando l’asfaltatore/cementificatore seriale ci ha messo gli occhi addosso – per capire cosa stia succedendo, tra strade sbarrate, bed & breakfast che spuntano come funghi e pericolosi lavori che potrebbero alterare l’assetto morfologico e idrogeologico). E anche in questo caso, oltre alle necessarie verifiche rispetto alla natura dell’incendio (ma c’è qualcuno che indaga?), andrebbe chiamato in causa il Comune.

Nel nostro Paese c’è una stringente normativa sul catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco (spesso chiamato semplicemente “catasto incendi” o “catasto delle aree percorse dal fuoco”), un potente strumento di tutela del territorio e di contrasto agli abusi edilizi (Legge 21 novembre 2000, n. 353 “Legge quadro in materia di incendi boschivi”). Si tratta di un elenco aggiornato delle aree boschive e dei pascoli percorsi da incendio, istituito e gestito dalle Regioni e dalle Province Autonome, in collaborazione con i Comuni. La sua funzione principale è quella di mappare e registrare ogni area che ha subito un incendio boschivo, al fine di applicare le specifiche prescrizioni e vincoli imposti dalla legge. In particolare, l’art. 10 impone ai Comuni di censire e delimitare annualmente le aree percorse dal fuoco e di trasmettere i dati alla Regione e al Ministero dell’Ambiente. La Regione, a sua volta, deve predisporre ed aggiornare il catasto delle aree percorse dal fuoco. Inoltre, sempre l’art. 10 stabilisce che i Comuni devono aggiornare e delimitare le aree percorse dal fuoco entro 90 giorni dall’estinzione dell’incendio e inviare la documentazione alla Regione. Domanda: il Comune di Mondragone a guida Lavanga, il “padre del dissesto”, ottempera a tutto ciò?

Si tratta di operazioni estremamente importanti poiché sono alla base del vincolo di inedificabilità e di divieto di cambio di destinazione d’uso e del vincolo al rimboschimento e della bonifica delle aree. Insomma, l’importanza del catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco è fondamentale per la tutela del territorio. Non è solo un registro burocratico, ma uno strumento normativo potentissimo che lega la storia degli incendi a un regime di vincoli di lungo periodo, rendendo anti-economica e illegale la speculazione post-incendio e promuovendo attivamente la tutela e il recupero del patrimonio boschivo.

E già che ci siamo vorremmo chiedere al Sindaco Lavanga (il “padre del dissesto”), quale Autorità locale di protezione civile, quale rafforzamento delle attività di sorveglianza, di allarme e di sensibilizzazione pubblica abbia messo in piedi, anche in adesione alla dichiarazione dello stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi – anno 2025 della regione Campania, pubblicata sul BURC n. 40 del 16.06.2025.

© RIPRODUZIONE RISERVATA