Sanità Campania, uscita dal Piano di Rientro: cosa cambia ora

La Campania esce dal Piano di Rientro sanitario dopo 20 anni. Più autonomia ma anche più responsabilità: ecco cosa cambia per cittadini e servizi.

NAPOLI – Dopo quasi vent’anni, la Campania esce dal Piano di Rientro sanitario e si prepara ad affrontare una nuova fase: quella della piena autonomia e della responsabilità politica.

Il percorso parte dall’accordo siglato il 13 marzo 2007 con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero della Salute, che imponeva misure rigide per il riequilibrio dei conti e la riorganizzazione del sistema sanitario regionale.

Il mancato rispetto degli obiettivi portò, nel 2009, al commissariamento della sanità campana, una fase durata oltre dieci anni e segnata da tagli, riduzione del personale e riorganizzazioni profonde.

Il risultato: conti in ordine e Lea sufficienti

Per uscire dal Piano di Rientro non bastava il risanamento economico. Era necessario dimostrare anche un miglioramento concreto dell’assistenza sanitaria.

Nel 2025, con il raggiungimento della sufficienza nei Livelli Essenziali di Assistenza, la Regione ha chiesto formalmente l’uscita dal regime.

Al diniego del Ministero della Salute, arrivato il 4 agosto 2025, la Campania ha fatto ricorso al TAR Campania, che con la sentenza n. 7431 ha accolto le ragioni della Regione, sancendo un principio chiave: il rispetto dei parametri consente l’uscita dal Piano, anche in presenza di criticità ancora aperte.

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Un sistema sotto pressione

Il miglioramento dei parametri è stato raggiunto in un contesto definito da molti come una “tempesta perfetta”: meno personale sanitario, riduzione dei posti letto, accorpamenti, spending review e una forte mobilità sanitaria verso altre regioni.

Una dinamica che ha prodotto una vera e propria fuga di risorse economiche e professionali dal Sud verso il Nord, indebolendo ulteriormente il sistema sanitario regionale.

Più autonomia, più responsabilità

Con l’uscita dal Piano di Rientro, la Campania recupera piena autonomia decisionale. Ma proprio questa autonomia rappresenta oggi la sfida più complessa.

Senza il controllo diretto dello Stato, la Regione dovrà dimostrare di saper gestire in modo efficace le risorse, migliorare la qualità dei servizi e garantire l’equilibrio economico.

La prova della maturità istituzionale

Come sottolinea Antonio Salvatore, coordinatore del Dipartimento Salute di ANCI Campania, l’uscita dal Piano non rappresenta un traguardo, ma un passaggio cruciale.

L’autonomia, infatti, non è un valore in sé, ma uno strumento: può generare efficienza o inefficienza a seconda della capacità di governo.

La Campania si trova ora davanti a una vera prova di maturità istituzionale: trasformare la libertà conquistata in un sistema sanitario più equo, efficiente e vicino ai cittadini.

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